venerdì, 13 novembre 2009
Volker Klein - "Il bevitore"



... Jack era seduto, sorseggiando la sua birra appoggiato sul bancone, non poteva fare a meno di pensare  a quanto fosse

fastidiosa e fuori luogo la voce del comico che usciva dal televisore, gli provocava disgusto e non poteva fare a meno di atteggiare il suo viso, corrotto dal tempo e dalla delusione, in una smorfia di disappunto.
All'ennesima risata della Faccia che gli sedeva accanto, con molta calma Jack chiese:
- Hei amico, perchè stai ridendo?
- Come scusa? - gli rispose la faccia
- Ti ho chiesto perchè stai ridendo, questo tipo di comicità fa schifo!
- Forse rido perchè non la penso come te...
- Questo è evidente, mi sorprenderei del contrario, tuttavia è un dato di fatto che questo tipo di comicità faccia schifo, il che la dice lunga sullo spessore del tuo pensiero.
- Hei non voglio rogne!
- Dico solo che la gente come te mi disgusta e mi fa incazzare, è colpa tua se sono costretto a sorbirmi queste cazzate ogni volta che voglio rilassarmi davanti ad una birra...
- Pensala come vuoi, non voglio casini.
- Bhè questo ti fa onore, ma in ogni caso non cambia l'opinione che ho di te.
- Chi se ne frega! Non mi rompere...
La Faccia si voltò di nuovo verso il suo pallido Cocktail, commentando rivolta ad altre Facce come la sua:
- Ma guarda questo!

Jack si voltò di nuovo verso la sua birra, tirò un lungo sorso. Era amara, imbevibile... Di nuovo fu costretto a voltarsi verso la faccia:

- Mi hai rovinato la birra, con la tua ignoranza e la tua schifosa presunzione. Quelli come te mi fanno incazzare!
- Senti, mi hai stancato, tu e la tua boccaccia, mi vuoi lasciare in pace?
- Ho una proposta migliore, una scommessa, ti va di scommettere? Ti va di scommettere che anche io, con le giuste condizioni possa far ridere?
- Senti, voglio solo farmi i fatti miei!
- Lo so ma oramai è tardi, allora accetti la scommessa? Giochiamoci una birra, se non sarò capace di far ridere né te, né nessuno dei tuoi amici vi pagherò da bere.
- Ok, se ci tieni!
- Ci tengo
- Allora vai...

Jack fece un sorriso, scese dallo sgabello e si mise in piedi accanto a tutte quelle facce sbalordite, accendendosi una sigaretta cominciò a spiegare:

- Ok cominciamo, se vuoi far ridere qualcuno, prima di tutto devi essere certo di catturare la sua attenzione - Cominciando a frugarsi sotto la giacca Jack estrasse la sua calibro nove, Le facce si ritrassero impaurite, sbigottite, esterrefatte.
- Hei calmati hai ragione tu, metti via quella pistola!
- Fai silenzio, imbecille, abbiamo scommesso!
- Ok ma tu stai calmo!
- Ho detto, fai silenzio - Disse jack puntando la pistola in faccia ad uno dei ragazzi, questo si ritrasse impaurito, ma rimase immobile, in silenzio, tutto il locale era silenzioso ora - Ora che ho la vostra completa attenzione... Ridete Merde!

- Hei stai calmo, toglimi quell'affare dalla faccia! - disse il ragazzo mentre Jack premeva il grilletto, inondando di materia celebrale gran parte dei clienti che erano li intorno

- Ma che cazzo hai fatto!
Jack spostò la pistola su di una ragazza e ripetè:
- Ridete Merde!
La ragazza scoppiò a piangere, la poverina tremava, era impaurita, come darle torto!
- Ho detto di ridere! Non mi hai sentito Puttana? Hai due scelte, o ridere o morire!

Come una bestia con le spalle al muro, il cervello della ragazza intravide una via d'uscita plausibile, tra una sinapsi e l'altra realizzò che quella di ridere era senz'altro la scelta più logica.
La sua bocca si contrasse e tra un singhiozzo e l'altro tutto il suo corpo tracimò in un riso isterico; patetico nel vero senso della parola.

Jack allora si rivolse al primo ragazzo, quello della scommessa la sua voce era un sibilo carico d'odio e disgusto:

- Ho detto ridete.
- ah ah ah ah - fece la Faccia numero uno
- ah ah ah ah - fecero le Facce numero due, tre e quattro, come loro, tutte le altre cominciarono a ridere.
C'era chi rideva sommessamente, chi
invece tentava di apparire credibile, alcune di loro ridevano tra le lacrime.

- Bene, siete stati perfetti, c'è solo una cosa - disse Jack spostando la canna verso la faccia del primo uomo - che odio più di un branco di pecore come voi, mi disgusta persino più dell'ignoranza e dell'incompetenza...

Il fragore degli spari coprì quello delle risa, durò qualche secondo, soltanto il tempo di far tornare il silenzio:
- ed è il momento in cui l'ipocrisia si unisce alla sottomissione, questo proprio non lo sopporto! Hei Capo! - disse jack rivolgendosi al barista mentre rinfoderava la sua arma - questa mettila nel suo conto, ho vinto la scommessa...

Jack si voltò di nuovo verso la sua birra, tirò un lungo sorso, la sua faccia si allargò in un sorriso, ora aveva proprio un buon sapore!
by AnArKiKOs | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:riflessioni, racconti, altro, personali, attualità
giovedì, 15 gennaio 2009



In una notte senza luna, mi sono trovato solo, in macchina, a guidare senza una meta precisa sulle strade bagnate da una leggera ma incessante pioggia, la mente vuota, vagava tra una curva e l’altra nelle strade deserte della città oramai assonnata. Il rumore dei tergicristalli, ritmico nel suo lamentarsi di una pioggia insufficiente scandiva i secondi della mia guida solitaria. Sui bordi delle strade fradice, solamente pozzanghere, puttane e vecchi clienti insoddisfatti. Una in particolare sembrava molto desiderata, nei numerosi passaggi ho notato molte macchine fermarsi, grandi ammiraglie alla pari di utilitarie formavano una lenta processione nella piazzola di sosta…

Curioso, mi sono accodato, davanti a me, un gruppo di ventenni ubriachi urlava dai finestrini aperti, sfidando il gelo della notte tipicamente invernale, solamente per ribadire oscenità tragicamente evidenti. Aspettando il mio turno, ho notato la sensualità della ragazza, delle gambe affusolate poggiate su tacchi altissimi si fermavano salde su una vita stretta e scoperta, seni minuti ed un viso angelico lasciavano trasparire la giovinezza e l’innocenza, di una ragazzina non ancora matura. Inesperta nei movimenti cercava di rendere il suo corpo ancora più desiderabile di quanto non fosse, offrendo uno spettacolo allo stesso tempo grottesco ed eccitante. La macchina dei ragazzi, forse stufatasi delle contrattazioni del cliente di turno è partita velocemente, immettendosi sulla strada silenziosa, sgommando sul viscido, si è lasciata andare ad un ultima gentilezza:


 “Sei solo una troia!” Hanno sentenziato.


Come se non fosse abbastanza evidente.

Perso nel disgusto e nella rabbia ho viso due fari prendere il posto della macchina davanti a me, l’anziano, forse deluso dal prezzo troppo elevato si è allontanato piano. La ragazza ha cominciato di nuovo la sua recita, una splendida interpretazione nei riguardi del truffaldino autista che mi ha sorpassato con tanta decisione.

Una splendida interpretazione, irresistibile nel suo fascino.

La ragazza poco dopo ha aperto la portiera ed è salita, lanciandomi uno sguardo ed un cenno di saluto, più disperato di quanto non lasciasse intendere.


In una notte senza Luna, tornando a casa nelle strade bagnate della mia città, mi sono sentito un verme, ancora una volta ho fallito, Le avrei evitato volentieri almeno quei venti minuti di umiliazione...

venerdì, 13 aprile 2007





Il treno nero nell'oscurità passava su vecchie rotaie colme di ruggine, sfrigolando di energia non sua:


- Dove vai? - mi chiese il vento.

- A cercare un po' di solitudine suppongo...

- Sventurato, non ti accorgi di averne a sufficienza per soffrire in eterno?

- So cosa intendi, ma ho bisogno di riconoscerla, di darle un nome, e per questo devo trovarla!


A volte, il buio può confortare con la sua inquietudine e con i suoi assordanti silenzi, una vita in cerca di se.
Questa sera io credo di aver dato finalmente un nome al mio più individuale sentimento, un nome che frasi e parole e sangue e lacrime non reputo degne di apostrofare, perciò mi appello alla saggezza antica.

"'Ελευθηρία" l'ho chiamata, ed ella come un'amante fedele ha sorriso alla mia anima.
by AnArKiKOs | commenti (9) | commenti (9)(popup)
Link | categoria:riflessioni, racconti, altro, personali
lunedì, 19 febbraio 2007



La notte si stende buia, nel mattino albeggiante delle notturne creature, l’aria fuori è colma di piccole e rotonde gocce di bruma, sul cielo: scure nubi impediscono a occhi indiscreti, di spiare le piccole lucciole del firmamento.

Il pungente gelo attanaglia le strade, consunte da milioni di tonnellate che, gommeggiando calpestano quotidianamente il loro ruvido corpo.

Brulicano, le strade, di odori e fastidiosi, quanto mai volgari schiamazzi urtano i sensi dell’ambiente, che avvampa crepuscolare, di una manifesta ira che, sempre più scura intorbidisce, col nero manto della vendetta, l’arroganza dell’uomo.

Avanzando, lentamente il clamore scema nell’aria, lasciando il posto ad un tetro torpore, che palpabile avanza in un silenzio irreale.

Pochi azzardano parole, questi rispettosi sussulti vengono tollerati, dall’oramai quieta notte, adagiata nella fredda, giovane giungla di pietra e di metallo.

Abbaglianti nubi sovrastano l’artificiale sepolcro, imponendosi con forza, nel regno della lattea luce. La pacatezza dei luoghi tranquillizza l’oscura donna, che pian piano lascia cadere la furia incontrollata, per dedicarsi alle sue creature, che, con insistente ansia premono per essere liberate, i loro corpi tremanti si tendono al pari delle corde di mille viole, obbedienti, attendono l’attimo in cui i bianchi occhi della loro signora, volgeranno il loro pallido sorriso, in direzione delle loro teste.

Un’amata progenie, risorge, dalle ceneri di un quotidiano letargo, dilettando in un concerto di voci indecifrabili, i commossi sensi di una madre apprensiva, a cui non resta che assistere inevitabilmente al macabro spettacolo, dell’orrendo massacro, dell’indifesa stirpe.

by AnArKiKOs | commenti (5) | commenti (5)(popup)
Link | categoria:racconti