domenica, 23 novembre 2008


 

La stessa confusione, lo stesso letargo che a volte ghermisce la nostra mente, ormai da qualche anno sta attaccando il nostro paese. La storia contemporanea dell’Italia si può dividere in due enormi processi, la seconda rivoluzione mediatica e la strategia terrorista governativa.
La seconda rivoluzione mediatica è avvenuta in maniera nemmeno troppo nascosta nei primi anni novanta. Se la prima rivoluzione è stata una rivoluzione tecnologica, altamente pragmatica, la seconda fonda le proprie basi sulla forma, sui contenuti che traspaiono dagli schermi. Se la prima suscitò stupore e meraviglia, creando forme di aggregazione e di comunicazione fino ad allora sconosciute, quella a cui stiamo assistendo da una ventina di anni a questa parte, tende a seguire il processo inverso. Se prima infatti,  gli elevati costi della tecnologia obbligavano la gente, a ritrovarsi in luoghi pubblici per poter assistere ai pochi programmi televisivi, favorendo il dibattito e la discussione, la creazione di legami e la crescita individuale; oggi, questo inutilmente indispensabile elettrodomestico, ha come unico scopo l’isolamento dell’individuo. Il modo in cui questa “rivoluzione” si è potuta attuare è stato quello di cambiare lo status morale dell’oggetto Televisivo. Non abbiamo più di fronte a noi una mera scatola vuota, ad oggi, quando ci sediamo comodi in poltrona ci troviamo davanti ad un essere illusorio. Non più fatto solamente di parole e immagini, ma piuttosto di atteggiamenti, di stereotipi semplici e ben comprensibili, che non stimolino la riflessione ma che diano l’illusione dell’interattività.
Infatti, è coinvolgendo al massimo grado lo spettatore che si è potuto raggiungere questo risultato. Il filo conduttore dei programmi televisivi, in fin dei conti è solamente quello di suscitare sullo spettatore l’inganno e l’illusione della partecipazione. Ad oggi infatti la programmazione televisiva limita inconsciamente ogni tipo di resistenza attiva, andando a coinvolgere e stimolare tentazioni di pigrizia intellettiva. In questo senso l’uomo è sempre stato molto volubile, ma fino ad oggi mai si era visto nella storia un tale coinvolgimento su una scala così ampia. Se poi consideriamo anche il monopolio che questo elettrodomestico ha acquistato nelle nostre vite, questo ci conduce all’estremo pericolo a cui ci esponiamo. Un indottrinamento di questa portata non si era mai verificato, nemmeno all’epoca dell’ascesa dei regimi totalitari in Europa. Un indottrinamento che ha perso ogni sua valenza politica, che non ha interesse a stimolare alcun tipo di senso critico e di discussione nella persona, quanto piuttosto l’opposto. I cervelli oggi sono molto più plasmabili, la profondità di pensiero  è una rarità, un lusso che  non fa ascolti, che non presenta nessun tipo di utilità effettiva.
E’ molto più semplice prender per buono quello che sentiamo, quello che leggiamo piuttosto che renderci partecipi della notizia, piuttosto che indagare profondamente. La straordinaria capacità dell’uomo di creare e cercare connessioni tra fatti apparentemente indipendenti, è stata per anni il motore che ha fatto muovere al genere umano enormi passi in direzione del progresso. Connessioni a livello Scientifico, filosofico o semplicemente umano. La possibilità di trovare un confronto produttivo con i propri simili era una splendida opportunità di crescita personale, esistevano milioni di diversi punti di vista, pur in disaccordo su di un fatto o un’opinione, si poteva senza indugio addurre motivazioni non così banali, o quantomeno non interamente propinateci da qualcun altro, ora invece ci vengono forniti strumenti ludici, che tengano impegnato il nostro bisogno di novità e di svago. Orpelli contingenti popolano la nostra vita, fondata sul superfluo e sull’apparenza.
Fin dall’alba dei tempi l’uomo ha tentato di rendersi la vita più facile, quale miglior modo che delegare le proprie opinioni, i propri pensieri e la stessa capacità di giudizio ad altri per essere in pace con se stesso?
Le reazioni di un individuo come questo sono decisamente molto prevedibili, senza una capacità critica, ma soprattutto senza una effettiva volontà di ricerca della verità, sarà sufficiente far leva sulle emozioni più primitive dell’uomo quali la rabbia ma soprattutto la paura: da sempre la più istintiva e la più ascoltata delle emozioni. Se avremo dunque un pubblico disposto a rispondere al nostro martellante bombardamento mediatico con reazioni prevedibili e standardizzate, avremo un’intera popolazione nelle nostre mani. Un costante abbandono alla paura dell’altro renderà l’uomo schiavo del proprio sentimento, incapace di relazionarsi e di poter guardare con obbiettività alle questioni che gli verranno poste. La mancanza di fiducia nei propri simili costringe infatti molte volte l’uomo a rintanarsi, a rassegnarsi all’indifferenza nei confronti di chi è intorno a lui, ma ancora peggio a giustificare risoluzioni e metodi fin troppo duri.
Molti sostengono che andando avanti di questo passo arriveremo ad un ritorno alla dittatura ed al totalitarismo, io non sono convinto che ve ne sia una reale necessità. Già fin da ora l’impoverimento delle nostre menti ha causato una semplificazione nei metodi di controllo della popolazione. Non c’è un reale bisogno di uno stato di polizia, non è più necessario ricorrere a metodi repressivi pesanti, svantaggiosi se visti dal punto di vista della popolarità, il nostro status, al momento è già di per se sufficiente a garantire la tranquillità dei nostri governanti, che hanno imparato molto bene a spostare l’attenzione del popolo verso questioni inutili, farcendole di problemi inesistenti.
C’è chi si spaventa di una dittatura, io mi spavento di un’assuefazione del popolo Italiano alla propria condizione di spettatore disinteressato della propria classe dirigente.

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domenica, 10 febbraio 2008

 

Il vento che circonda la mia casa depura l'aria di quell'osceno pulviscolo prodotto da chi non ha rispetto di niente, vedo foglie che si muovono, rami che ondeggiano tremanti nelle loro appendici, E' solo illusione di tranquillità, un'inganno non voluto. La natura dovendo obbedire a delle leggi che la sovrastano e che la regolano giorno per giorno, si ritrova succube ed incapace di reazione, nei confronti di chi, utilizza il suo ingegno per eludere e portare a suo favore questi limiti. Ma forse anche questa è una dolce illusione, non c'è alcun genio all'interno di quello che ci circonda, non una volontà superiore, l'unico intelletto di questo mondo è quello che rappresentiamo, con le nostre comunità con le nostre leggi e le nostre contraddizioni. L'inattività, l'attesa che qualcosa cambi, non intesa come meditazione, ma come resa impotente al susseguirsi degli eventi esterni, la mancanza di partecipazione che vedo intorno a me è inquetante. Non siamo, tranne rari casi, più capaci di quella che è a mio parere una delle qualità più grandi del genere umano, abbiamo infatti perso di vista la necessità di una immedesimazione nelle condizioni altrui, non siamo in grado di provare emozioni rilevanti se non per quelle cose e quegli avvenimenti che ci coinvolgono in prima persona. Una capacità empatica forte, non solo potrebbe portare ad una grande tolleranza, ma anche ad una crescita delle capacità personali di relazionarsi con il mondo, di poter trarre benefici consistenti dagli eventi senza per questo danneggiare gli altri. Una cosa tuttavia molto importante per raggiungere questo risultato, è un rifiuto razionale e meditato di ogni conoscenza dogmatica, parlare per assoluti, difendere a spada tratta le proprie convinzioni, non porta ad una crescita, quanto piuttosto ad una chiusura, al formarsi di pregiudizi e preconcetti. L'accettazione senza riserve di un  sapere Dogmatico restringe i campi della nostra indipendenza e della nostra libertà, ma soprattutto limita tantissimo le nostre capacità di relazione, di empatia e di immedesimazione.
Comprendere l'altro, l'altrui punto di vista, può portare solamente ad una crescita interiore, sia che si trovino convenienti le motivazioni dell'altro sia che siano in disaccordo con le nostre. Quello che ritengo importante, non è tanto capire ciò che l'altro sta dicendo, quello che è indispensabile piuttosto è capire cosa ha portato l'altro a fare determinate affermazioni, solamente allora potremo avvicinarci veramente a punti di vista differenti dai nostri.

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venerdì, 08 febbraio 2008

 

 

Oh veramente, o Critone, fosse capace il volgo di commettere i più grandi mali, sicchè fosse pur anche capace di fare i più grandi beni! Gran bella cosa sarebbe! Ma in realtà non sono capaci costoro nè di male nè di bene, non avendo potere alcuno, nè savio nè stolto; ed operano così come loro capita.

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lunedì, 31 dicembre 2007

Vi sono cose che non è possibile dire a parole, che però rigurgitano di importanza all'interno della nostra mente. L'unico modo che abbiamo di esprimere ciò che ci turba a volte è parlare d'altro, in modo da riflettere nelle nostre opinioni, nella fattispecie nei nostri scritti quello che in realtà vogliamo dire.

Rebecca è partita, è più di un anno che ho perso le sue tracce, non ho smesso di indagare, le sue amiche non sono state molto disponibili a condividere con me le loro vite come lei ha fatto prima di loro. Sono più che comprensibili, la loro paura e la loro sottomissione al sistema in cui sono costrette a vivere, il più delle volte crea una barriera infrangibile con la quale è difficile combattere. Rebecca al momento è a Barcellona, svolge lo stesso lavoro di prima, ha lasciato l'Italia, non so se per sua scelta ma lo spero vivamente. Le ragazze con cui ho parlato, con cui ho provato ad instaurare un rapporto simile, non hanno dimostrato il suo stesso interesse ad aprirsi. Notte dopo notte sono la, sulla strada, esposte alle più ignobili e disgustose mansioni che un uomo possa concepire. Molte volte la barriera che si crea tra loro e il mondo "normale" è data proprio dal mestiere che svolgono, sembrano quasi dimenticarsi della loro situazione, si rifugiano, immedesimandosi nell'apparenza che sono costrette a vestire notte dopo notte, in quella stessa vita che hanno odiato per anni, cercano lati positivi, all'inizio solamente per non pensare a quello che sta capitando loro, successivamente quello che fanno diventa il mezzo per conseguire questi piccoli ed aleatori successi.

E' a questo punto che qualcosa cambia, non c'è più alcuna voglia di lottare, alcun odio, solamente un impensabile distacco e un'indifferenza maligna per la loro stessa persona, è a questo punto che sono veramente perdute. Nessun aiuto è arrivato quando loro chiamavano urlando a chiunque si fermasse, dall'alto dei loro tacchi a spillo, circondate da un velo di sensualità corrotta, con quegli occhi carichi di lacrime che non scendono, con quei sorrisi che sottintendono solamente disgusto e pianto. Le ragazze che ho trovato per la strada, sono ragazze distaccate, indifferenti, senza più alcuna sensibilità e amor proprio, il disgusto che dicono di provare per quello che fanno non è più sincero, sembra quasi che non ne siano coinvolte. La mia tristezza per loro aumenta enormemente, non vi sono più appigli a cui aggrapparsi per non sprofondare, quindi decidono di buon grado di assecondare la caduta.

Questa è una nostra responsabilità, questa è una diretta conseguenza di un nostro dovere mancato. Mentre gongoliamo in queste idiote e insulse feste all'interno di negozi, sotto alberi di natale plastificati, in presepi viventi che non hanno nessuna funzione spirituale, se non quella di stupire, dovremo per un attimo gettare lo sguardo al di fuori del finestrino della nostra auto, dovremmo spogliarci della libidine e del pregiudizio e guardare queste creature per quello che veramente sono... Solamente delle persone, uomini e donne che invocano aiuto, che chiedono una scelta e che piangono l'inesorabile morire della loro anima.