sabato, 22 novembre 2008


E' molto più semplice dimenticare, piuttosto che affrontare le proprie responsabilità. Ci sono momenti teoricamente perfetti, iniziative colme di speranza, a volte perfino giuste che tuttavia si trovano isolate da un apatico muro che ciclicamente ergiamo a baluardo della nostra mente. Non si tratta di semplice accidia, non almeno nel senso biblico del termine, lo definirei più come un tumulto. Come un'orchestra privata del suo direttore, a volte la mente vaga solitaria perennemente fuori tempo. Un rumoroso, ansiogeno e dannoso letargo del pensiero. Ogni riflessione infatti si sovrappone a quella precedente, creando ogni giorno i presupposti per un totale crash del sistema mente. Le emozioni, quale l'indignazione, la rabbia, la delusione, passano in secondo piano, non vi è più un senso critico, e si preferisce passar oltre piuttosto che indagare, soffocati dalla nostra stessa indifferenza. Fortunatamente a volte la cruda realtà ci porta di nuovo a percorrere il sentiero giusto, con il suo grido lacerante sovrasta i sussurri sconnessi dei pensieri immaturi, agitando e risvegliando le acque della nostra caparbietà e della nostra insoddisfazione. Una macabra ma fiera Sinfonia si erge in tutta la sua potenza, riconducendo l’animo rassegnato ad un nuovo fervore intellettuale, riportando l’automa alla sua vecchia consapevolezza critica e lasciando dietro di se, solo una nuvola di rimpianto per il tempo trascorso.
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