
Jack era appena uscito di casa, non vi era molto da fare, non vi era molto da dire o da pensare, fuori pioveva. Un’altra giornata di merda, lo stomaco era ancora indolenzito da un misto di colpe e alcool che da qualche tempo si portava appresso. Aveva ucciso, ma di questo non provava alcun rimorso, avrebbe voluto uccidere la morale pubblica, distruggere le convenzioni, i costumi e le abitudini, che avevano portato gli uomini a gettarsi dal dirupo dell’ipocrisia come tanti topolini. la sua colpa risiedeva altrove, nella consapevolezza di non essere stato capace di fare abbastanza, di non aver avuto abbastanza coraggio per portare a termine il suo progetto. Il suo progetto, un sogno fin troppo debole e sbiadito, distruggere i dogmi di una società basata sul nulla, sulla semplice esistenza, che a nulla porta se non all’indifferenza verso se stessi e all’indignazione verso gli altri.
“ Povere piccole formiche laboriose, ancora cercate una regina che vi conduca e che limiti le vostre fin troppo inutili libertà? Piccoli stolti, aperti all’infinita tristezza di una vita non vissuta, non vi è nulla per quelli come voi che possa sperare di emergere, di lasciare un segno per qualcuno. Affannati come siete nel pensiero del vostro piccolo, dolce mondo, non vi accorgete che lentamente state rinunciando alla bellezza del dubbio, della critica e dell’illazione, della libertà di pensare al di fuori delle norme concepite dagli uomini per la massa! Le moltitudini devono esser tenute buone, calme, consapevoli della loro inettitudine. L’unico modo che si ha per fare questo è la creazione di un bisogno di specializzazione, di un particolarismo sempre più pronunciato delle conoscenze possedute da ciascuno. Impedire una visione di insieme, dando invece spazio ad una sempre più profonda conoscenza di problemi inutili e fin troppo irrisolvibili. La moltitudine è fatta di singole entità pensanti e si muove di pari passo con i pensieri di questi ultimi, se il singolo è consapevole solo di se stesso, delle proprie conoscenze e delle proprie passioni, se il singolo non si erge per poter scrutare dall’alto i meccanismi striscianti del potere, tutta la massa rimarrà seduta, a terra, immobile nel suo piccolo spazio vitale, incatenata dalla sua stessa cecità in una posizione che non gli compete. Una solitudine implacabile affligge giorno dopo giorno le nostre menti, tanto che siamo costretti a cercare modi sempre più originali e laboriosi per poterci confrontare con il prossimo. La parola è divenuta obsoleta, il relazionarci con gli altri è semplicemente visto nell’ottica di un guadagno pratico, eleviamo a divinità personeche nulla hanno in comune con la perfezione. Giudichiamo importanti conoscenze insulse che ben poco hanno a che vedere con quello di cui necessitiamo. Facendo questo perdiamo tempo, inesorabilmente sprechiamo la nostra vita a rincorrere conoscenze di altri, inseguendo una nostra indipendenza che non potrà mai essere tale, che non porterà mai ad una nuova vita o a un arricchimento della nostra esistenza. La vita è breve, ma ogni giorno ci illudiamo di essere immortali, rimanendo immobili, seduti nelle nostre stanze, oppressi da responsabilità sia ludiche che lavorative, che non fanno altro che privarci di quello che solo un domani, guardandoci indietro, rimpiangeremo nel rimorso della nostra inutilità. ”
Jack pensava in silenzio, mentre la pioggia, come rispondendo ai suoi lamenti, accoglieva di buon grado il suo sorriso.





