lunedì, 23 novembre 2009




Jack era appena uscito di casa, non vi era molto da fare, non vi era molto da dire o da pensare, fuori pioveva. Un’altra giornata di merda, lo stomaco era ancora indolenzito da un misto di colpe e alcool che da qualche tempo si portava appresso. Aveva ucciso, ma  di questo non provava alcun rimorso, avrebbe voluto uccidere la morale pubblica, distruggere le convenzioni, i costumi e le abitudini, che avevano portato gli uomini a gettarsi dal dirupo dell’ipocrisia come tanti topolini. la sua colpa risiedeva altrove, nella consapevolezza di non essere stato capace di fare abbastanza, di non aver avuto abbastanza coraggio per portare a termine il suo progetto. Il suo progetto, un sogno fin troppo debole e sbiadito, distruggere i dogmi di una società basata sul nulla, sulla semplice esistenza, che a nulla porta se non all’indifferenza verso se stessi e all’indignazione verso gli altri.

“ Povere piccole formiche laboriose, ancora cercate una regina che vi conduca e che limiti le vostre fin troppo inutili libertà? Piccoli stolti, aperti all’infinita tristezza di una vita non vissuta, non vi è nulla per quelli come voi che possa sperare di emergere, di lasciare un segno per qualcuno. Affannati come siete nel pensiero del vostro piccolo, dolce mondo, non vi accorgete che lentamente state rinunciando alla bellezza del dubbio, della critica e dell’illazione, della libertà di pensare al di fuori delle norme concepite dagli uomini  per la massa! Le moltitudini devono esser tenute buone, calme,  consapevoli della loro inettitudine. L’unico modo che si ha per fare questo è la creazione di un bisogno di specializzazione, di un particolarismo sempre più pronunciato delle conoscenze possedute da ciascuno. Impedire una visione di insieme, dando invece spazio ad una sempre più profonda conoscenza di problemi inutili e fin troppo irrisolvibili. La moltitudine è fatta di singole entità pensanti e si muove di pari passo con i pensieri di questi ultimi, se il singolo è consapevole solo di se stesso, delle proprie conoscenze e delle proprie passioni, se il singolo non si erge per poter scrutare dall’alto i meccanismi striscianti del potere, tutta la massa rimarrà seduta, a terra, immobile nel suo piccolo spazio vitale, incatenata dalla sua stessa cecità in una posizione che non gli compete. Una solitudine implacabile affligge giorno dopo giorno le nostre menti, tanto che siamo costretti a cercare modi sempre più originali e laboriosi per poterci confrontare con il prossimo. La parola è divenuta obsoleta, il relazionarci con gli altri è semplicemente visto nell’ottica di un guadagno pratico, eleviamo a divinità personeche nulla hanno in comune con la perfezione. Giudichiamo importanti conoscenze insulse che ben poco hanno a che vedere con quello di cui necessitiamo. Facendo questo perdiamo tempo, inesorabilmente sprechiamo la nostra vita a rincorrere conoscenze di altri, inseguendo una nostra indipendenza che non potrà mai essere tale, che non porterà mai ad una nuova vita o a un arricchimento della nostra esistenza. La vita è breve, ma ogni giorno ci illudiamo di essere immortali, rimanendo immobili, seduti nelle nostre stanze, oppressi da responsabilità sia ludiche che lavorative, che non fanno altro che privarci di quello che solo un domani, guardandoci indietro, rimpiangeremo nel rimorso della nostra inutilità. ”

 

Jack pensava in silenzio, mentre la pioggia, come rispondendo ai suoi lamenti, accoglieva di buon grado il suo sorriso.

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venerdì, 13 novembre 2009
Volker Klein - "Il bevitore"



... Jack era seduto, sorseggiando la sua birra appoggiato sul bancone, non poteva fare a meno di pensare  a quanto fosse

fastidiosa e fuori luogo la voce del comico che usciva dal televisore, gli provocava disgusto e non poteva fare a meno di atteggiare il suo viso, corrotto dal tempo e dalla delusione, in una smorfia di disappunto.
All'ennesima risata della Faccia che gli sedeva accanto, con molta calma Jack chiese:
- Hei amico, perchè stai ridendo?
- Come scusa? - gli rispose la faccia
- Ti ho chiesto perchè stai ridendo, questo tipo di comicità fa schifo!
- Forse rido perchè non la penso come te...
- Questo è evidente, mi sorprenderei del contrario, tuttavia è un dato di fatto che questo tipo di comicità faccia schifo, il che la dice lunga sullo spessore del tuo pensiero.
- Hei non voglio rogne!
- Dico solo che la gente come te mi disgusta e mi fa incazzare, è colpa tua se sono costretto a sorbirmi queste cazzate ogni volta che voglio rilassarmi davanti ad una birra...
- Pensala come vuoi, non voglio casini.
- Bhè questo ti fa onore, ma in ogni caso non cambia l'opinione che ho di te.
- Chi se ne frega! Non mi rompere...
La Faccia si voltò di nuovo verso il suo pallido Cocktail, commentando rivolta ad altre Facce come la sua:
- Ma guarda questo!

Jack si voltò di nuovo verso la sua birra, tirò un lungo sorso. Era amara, imbevibile... Di nuovo fu costretto a voltarsi verso la faccia:

- Mi hai rovinato la birra, con la tua ignoranza e la tua schifosa presunzione. Quelli come te mi fanno incazzare!
- Senti, mi hai stancato, tu e la tua boccaccia, mi vuoi lasciare in pace?
- Ho una proposta migliore, una scommessa, ti va di scommettere? Ti va di scommettere che anche io, con le giuste condizioni possa far ridere?
- Senti, voglio solo farmi i fatti miei!
- Lo so ma oramai è tardi, allora accetti la scommessa? Giochiamoci una birra, se non sarò capace di far ridere né te, né nessuno dei tuoi amici vi pagherò da bere.
- Ok, se ci tieni!
- Ci tengo
- Allora vai...

Jack fece un sorriso, scese dallo sgabello e si mise in piedi accanto a tutte quelle facce sbalordite, accendendosi una sigaretta cominciò a spiegare:

- Ok cominciamo, se vuoi far ridere qualcuno, prima di tutto devi essere certo di catturare la sua attenzione - Cominciando a frugarsi sotto la giacca Jack estrasse la sua calibro nove, Le facce si ritrassero impaurite, sbigottite, esterrefatte.
- Hei calmati hai ragione tu, metti via quella pistola!
- Fai silenzio, imbecille, abbiamo scommesso!
- Ok ma tu stai calmo!
- Ho detto, fai silenzio - Disse jack puntando la pistola in faccia ad uno dei ragazzi, questo si ritrasse impaurito, ma rimase immobile, in silenzio, tutto il locale era silenzioso ora - Ora che ho la vostra completa attenzione... Ridete Merde!

- Hei stai calmo, toglimi quell'affare dalla faccia! - disse il ragazzo mentre Jack premeva il grilletto, inondando di materia celebrale gran parte dei clienti che erano li intorno

- Ma che cazzo hai fatto!
Jack spostò la pistola su di una ragazza e ripetè:
- Ridete Merde!
La ragazza scoppiò a piangere, la poverina tremava, era impaurita, come darle torto!
- Ho detto di ridere! Non mi hai sentito Puttana? Hai due scelte, o ridere o morire!

Come una bestia con le spalle al muro, il cervello della ragazza intravide una via d'uscita plausibile, tra una sinapsi e l'altra realizzò che quella di ridere era senz'altro la scelta più logica.
La sua bocca si contrasse e tra un singhiozzo e l'altro tutto il suo corpo tracimò in un riso isterico; patetico nel vero senso della parola.

Jack allora si rivolse al primo ragazzo, quello della scommessa la sua voce era un sibilo carico d'odio e disgusto:

- Ho detto ridete.
- ah ah ah ah - fece la Faccia numero uno
- ah ah ah ah - fecero le Facce numero due, tre e quattro, come loro, tutte le altre cominciarono a ridere.
C'era chi rideva sommessamente, chi
invece tentava di apparire credibile, alcune di loro ridevano tra le lacrime.

- Bene, siete stati perfetti, c'è solo una cosa - disse Jack spostando la canna verso la faccia del primo uomo - che odio più di un branco di pecore come voi, mi disgusta persino più dell'ignoranza e dell'incompetenza...

Il fragore degli spari coprì quello delle risa, durò qualche secondo, soltanto il tempo di far tornare il silenzio:
- ed è il momento in cui l'ipocrisia si unisce alla sottomissione, questo proprio non lo sopporto! Hei Capo! - disse jack rivolgendosi al barista mentre rinfoderava la sua arma - questa mettila nel suo conto, ho vinto la scommessa...

Jack si voltò di nuovo verso la sua birra, tirò un lungo sorso, la sua faccia si allargò in un sorriso, ora aveva proprio un buon sapore!
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