
La stessa confusione, lo stesso letargo che a volte ghermisce la nostra mente, ormai da qualche anno sta attaccando il nostro paese. La storia contemporanea dell’Italia si può dividere in due enormi processi, la seconda rivoluzione mediatica e la strategia terrorista governativa.
La seconda rivoluzione mediatica è avvenuta in maniera nemmeno troppo nascosta nei primi anni novanta. Se la prima rivoluzione è stata una rivoluzione tecnologica, altamente pragmatica, la seconda fonda le proprie basi sulla forma, sui contenuti che traspaiono dagli schermi. Se la prima suscitò stupore e meraviglia, creando forme di aggregazione e di comunicazione fino ad allora sconosciute, quella a cui stiamo assistendo da una ventina di anni a questa parte, tende a seguire il processo inverso. Se prima infatti, gli elevati costi della tecnologia obbligavano la gente, a ritrovarsi in luoghi pubblici per poter assistere ai pochi programmi televisivi, favorendo il dibattito e la discussione, la creazione di legami e la crescita individuale; oggi, questo inutilmente indispensabile elettrodomestico, ha come unico scopo l’isolamento dell’individuo. Il modo in cui questa “rivoluzione” si è potuta attuare è stato quello di cambiare lo status morale dell’oggetto Televisivo. Non abbiamo più di fronte a noi una mera scatola vuota, ad oggi, quando ci sediamo comodi in poltrona ci troviamo davanti ad un essere illusorio. Non più fatto solamente di parole e immagini, ma piuttosto di atteggiamenti, di stereotipi semplici e ben comprensibili, che non stimolino la riflessione ma che diano l’illusione dell’interattività.
Infatti, è coinvolgendo al massimo grado lo spettatore che si è potuto raggiungere questo risultato. Il filo conduttore dei programmi televisivi, in fin dei conti è solamente quello di suscitare sullo spettatore l’inganno e l’illusione della partecipazione. Ad oggi infatti la programmazione televisiva limita inconsciamente ogni tipo di resistenza attiva, andando a coinvolgere e stimolare tentazioni di pigrizia intellettiva. In questo senso l’uomo è sempre stato molto volubile, ma fino ad oggi mai si era visto nella storia un tale coinvolgimento su una scala così ampia. Se poi consideriamo anche il monopolio che questo elettrodomestico ha acquistato nelle nostre vite, questo ci conduce all’estremo pericolo a cui ci esponiamo. Un indottrinamento di questa portata non si era mai verificato, nemmeno all’epoca dell’ascesa dei regimi totalitari in Europa. Un indottrinamento che ha perso ogni sua valenza politica, che non ha interesse a stimolare alcun tipo di senso critico e di discussione nella persona, quanto piuttosto l’opposto. I cervelli oggi sono molto più plasmabili, la profondità di pensiero è una rarità, un lusso che non fa ascolti, che non presenta nessun tipo di utilità effettiva.
E’ molto più semplice prender per buono quello che sentiamo, quello che leggiamo piuttosto che renderci partecipi della notizia, piuttosto che indagare profondamente. La straordinaria capacità dell’uomo di creare e cercare connessioni tra fatti apparentemente indipendenti, è stata per anni il motore che ha fatto muovere al genere umano enormi passi in direzione del progresso. Connessioni a livello Scientifico, filosofico o semplicemente umano. La possibilità di trovare un confronto produttivo con i propri simili era una splendida opportunità di crescita personale, esistevano milioni di diversi punti di vista, pur in disaccordo su di un fatto o un’opinione, si poteva senza indugio addurre motivazioni non così banali, o quantomeno non interamente propinateci da qualcun altro, ora invece ci vengono forniti strumenti ludici, che tengano impegnato il nostro bisogno di novità e di svago. Orpelli contingenti popolano la nostra vita, fondata sul superfluo e sull’apparenza.
Fin dall’alba dei tempi l’uomo ha tentato di rendersi la vita più facile, quale miglior modo che delegare le proprie opinioni, i propri pensieri e la stessa capacità di giudizio ad altri per essere in pace con se stesso?
Le reazioni di un individuo come questo sono decisamente molto prevedibili, senza una capacità critica, ma soprattutto senza una effettiva volontà di ricerca della verità, sarà sufficiente far leva sulle emozioni più primitive dell’uomo quali la rabbia ma soprattutto la paura: da sempre la più istintiva e la più ascoltata delle emozioni. Se avremo dunque un pubblico disposto a rispondere al nostro martellante bombardamento mediatico con reazioni prevedibili e standardizzate, avremo un’intera popolazione nelle nostre mani. Un costante abbandono alla paura dell’altro renderà l’uomo schiavo del proprio sentimento, incapace di relazionarsi e di poter guardare con obbiettività alle questioni che gli verranno poste. La mancanza di fiducia nei propri simili costringe infatti molte volte l’uomo a rintanarsi, a rassegnarsi all’indifferenza nei confronti di chi è intorno a lui, ma ancora peggio a giustificare risoluzioni e metodi fin troppo duri.
Molti sostengono che andando avanti di questo passo arriveremo ad un ritorno alla dittatura ed al totalitarismo, io non sono convinto che ve ne sia una reale necessità. Già fin da ora l’impoverimento delle nostre menti ha causato una semplificazione nei metodi di controllo della popolazione. Non c’è un reale bisogno di uno stato di polizia, non è più necessario ricorrere a metodi repressivi pesanti, svantaggiosi se visti dal punto di vista della popolarità, il nostro status, al momento è già di per se sufficiente a garantire la tranquillità dei nostri governanti, che hanno imparato molto bene a spostare l’attenzione del popolo verso questioni inutili, farcendole di problemi inesistenti.
C’è chi si spaventa di una dittatura, io mi spavento di un’assuefazione del popolo Italiano alla propria condizione di spettatore disinteressato della propria classe dirigente.
La seconda rivoluzione mediatica è avvenuta in maniera nemmeno troppo nascosta nei primi anni novanta. Se la prima rivoluzione è stata una rivoluzione tecnologica, altamente pragmatica, la seconda fonda le proprie basi sulla forma, sui contenuti che traspaiono dagli schermi. Se la prima suscitò stupore e meraviglia, creando forme di aggregazione e di comunicazione fino ad allora sconosciute, quella a cui stiamo assistendo da una ventina di anni a questa parte, tende a seguire il processo inverso. Se prima infatti, gli elevati costi della tecnologia obbligavano la gente, a ritrovarsi in luoghi pubblici per poter assistere ai pochi programmi televisivi, favorendo il dibattito e la discussione, la creazione di legami e la crescita individuale; oggi, questo inutilmente indispensabile elettrodomestico, ha come unico scopo l’isolamento dell’individuo. Il modo in cui questa “rivoluzione” si è potuta attuare è stato quello di cambiare lo status morale dell’oggetto Televisivo. Non abbiamo più di fronte a noi una mera scatola vuota, ad oggi, quando ci sediamo comodi in poltrona ci troviamo davanti ad un essere illusorio. Non più fatto solamente di parole e immagini, ma piuttosto di atteggiamenti, di stereotipi semplici e ben comprensibili, che non stimolino la riflessione ma che diano l’illusione dell’interattività.
Infatti, è coinvolgendo al massimo grado lo spettatore che si è potuto raggiungere questo risultato. Il filo conduttore dei programmi televisivi, in fin dei conti è solamente quello di suscitare sullo spettatore l’inganno e l’illusione della partecipazione. Ad oggi infatti la programmazione televisiva limita inconsciamente ogni tipo di resistenza attiva, andando a coinvolgere e stimolare tentazioni di pigrizia intellettiva. In questo senso l’uomo è sempre stato molto volubile, ma fino ad oggi mai si era visto nella storia un tale coinvolgimento su una scala così ampia. Se poi consideriamo anche il monopolio che questo elettrodomestico ha acquistato nelle nostre vite, questo ci conduce all’estremo pericolo a cui ci esponiamo. Un indottrinamento di questa portata non si era mai verificato, nemmeno all’epoca dell’ascesa dei regimi totalitari in Europa. Un indottrinamento che ha perso ogni sua valenza politica, che non ha interesse a stimolare alcun tipo di senso critico e di discussione nella persona, quanto piuttosto l’opposto. I cervelli oggi sono molto più plasmabili, la profondità di pensiero è una rarità, un lusso che non fa ascolti, che non presenta nessun tipo di utilità effettiva.
E’ molto più semplice prender per buono quello che sentiamo, quello che leggiamo piuttosto che renderci partecipi della notizia, piuttosto che indagare profondamente. La straordinaria capacità dell’uomo di creare e cercare connessioni tra fatti apparentemente indipendenti, è stata per anni il motore che ha fatto muovere al genere umano enormi passi in direzione del progresso. Connessioni a livello Scientifico, filosofico o semplicemente umano. La possibilità di trovare un confronto produttivo con i propri simili era una splendida opportunità di crescita personale, esistevano milioni di diversi punti di vista, pur in disaccordo su di un fatto o un’opinione, si poteva senza indugio addurre motivazioni non così banali, o quantomeno non interamente propinateci da qualcun altro, ora invece ci vengono forniti strumenti ludici, che tengano impegnato il nostro bisogno di novità e di svago. Orpelli contingenti popolano la nostra vita, fondata sul superfluo e sull’apparenza.
Fin dall’alba dei tempi l’uomo ha tentato di rendersi la vita più facile, quale miglior modo che delegare le proprie opinioni, i propri pensieri e la stessa capacità di giudizio ad altri per essere in pace con se stesso?
Le reazioni di un individuo come questo sono decisamente molto prevedibili, senza una capacità critica, ma soprattutto senza una effettiva volontà di ricerca della verità, sarà sufficiente far leva sulle emozioni più primitive dell’uomo quali la rabbia ma soprattutto la paura: da sempre la più istintiva e la più ascoltata delle emozioni. Se avremo dunque un pubblico disposto a rispondere al nostro martellante bombardamento mediatico con reazioni prevedibili e standardizzate, avremo un’intera popolazione nelle nostre mani. Un costante abbandono alla paura dell’altro renderà l’uomo schiavo del proprio sentimento, incapace di relazionarsi e di poter guardare con obbiettività alle questioni che gli verranno poste. La mancanza di fiducia nei propri simili costringe infatti molte volte l’uomo a rintanarsi, a rassegnarsi all’indifferenza nei confronti di chi è intorno a lui, ma ancora peggio a giustificare risoluzioni e metodi fin troppo duri.
Molti sostengono che andando avanti di questo passo arriveremo ad un ritorno alla dittatura ed al totalitarismo, io non sono convinto che ve ne sia una reale necessità. Già fin da ora l’impoverimento delle nostre menti ha causato una semplificazione nei metodi di controllo della popolazione. Non c’è un reale bisogno di uno stato di polizia, non è più necessario ricorrere a metodi repressivi pesanti, svantaggiosi se visti dal punto di vista della popolarità, il nostro status, al momento è già di per se sufficiente a garantire la tranquillità dei nostri governanti, che hanno imparato molto bene a spostare l’attenzione del popolo verso questioni inutili, farcendole di problemi inesistenti.
C’è chi si spaventa di una dittatura, io mi spavento di un’assuefazione del popolo Italiano alla propria condizione di spettatore disinteressato della propria classe dirigente.





