lunedì, 31 dicembre 2007

Vi sono cose che non è possibile dire a parole, che però rigurgitano di importanza all'interno della nostra mente. L'unico modo che abbiamo di esprimere ciò che ci turba a volte è parlare d'altro, in modo da riflettere nelle nostre opinioni, nella fattispecie nei nostri scritti quello che in realtà vogliamo dire.

Rebecca è partita, è più di un anno che ho perso le sue tracce, non ho smesso di indagare, le sue amiche non sono state molto disponibili a condividere con me le loro vite come lei ha fatto prima di loro. Sono più che comprensibili, la loro paura e la loro sottomissione al sistema in cui sono costrette a vivere, il più delle volte crea una barriera infrangibile con la quale è difficile combattere. Rebecca al momento è a Barcellona, svolge lo stesso lavoro di prima, ha lasciato l'Italia, non so se per sua scelta ma lo spero vivamente. Le ragazze con cui ho parlato, con cui ho provato ad instaurare un rapporto simile, non hanno dimostrato il suo stesso interesse ad aprirsi. Notte dopo notte sono la, sulla strada, esposte alle più ignobili e disgustose mansioni che un uomo possa concepire. Molte volte la barriera che si crea tra loro e il mondo "normale" è data proprio dal mestiere che svolgono, sembrano quasi dimenticarsi della loro situazione, si rifugiano, immedesimandosi nell'apparenza che sono costrette a vestire notte dopo notte, in quella stessa vita che hanno odiato per anni, cercano lati positivi, all'inizio solamente per non pensare a quello che sta capitando loro, successivamente quello che fanno diventa il mezzo per conseguire questi piccoli ed aleatori successi.

E' a questo punto che qualcosa cambia, non c'è più alcuna voglia di lottare, alcun odio, solamente un impensabile distacco e un'indifferenza maligna per la loro stessa persona, è a questo punto che sono veramente perdute. Nessun aiuto è arrivato quando loro chiamavano urlando a chiunque si fermasse, dall'alto dei loro tacchi a spillo, circondate da un velo di sensualità corrotta, con quegli occhi carichi di lacrime che non scendono, con quei sorrisi che sottintendono solamente disgusto e pianto. Le ragazze che ho trovato per la strada, sono ragazze distaccate, indifferenti, senza più alcuna sensibilità e amor proprio, il disgusto che dicono di provare per quello che fanno non è più sincero, sembra quasi che non ne siano coinvolte. La mia tristezza per loro aumenta enormemente, non vi sono più appigli a cui aggrapparsi per non sprofondare, quindi decidono di buon grado di assecondare la caduta.

Questa è una nostra responsabilità, questa è una diretta conseguenza di un nostro dovere mancato. Mentre gongoliamo in queste idiote e insulse feste all'interno di negozi, sotto alberi di natale plastificati, in presepi viventi che non hanno nessuna funzione spirituale, se non quella di stupire, dovremo per un attimo gettare lo sguardo al di fuori del finestrino della nostra auto, dovremmo spogliarci della libidine e del pregiudizio e guardare queste creature per quello che veramente sono... Solamente delle persone, uomini e donne che invocano aiuto, che chiedono una scelta e che piangono l'inesorabile morire della loro anima.

giovedì, 13 dicembre 2007

 

  

In questo periodo Catene di eventi stanno travolgendo la nostra vita quotidiana, in questi due mesi abbiamo avuto una enorme concentrazione di catastrofi  e lutti, per arrivare all'apice con una tra le più tipiche stragi all'Italiana.

Non credo che in questa sede parlerò di quello che è successo, non amo parlare di cose delle quali ognuno di noi sa già tutto. A dire il vero sapevamo già tutto ancora prima che questi fatti si verificassero, e non per una strana dote di preveggenza, semplicemente perchè l'essere umano è un essere dotato di ragione, e di capacità analitiche molto forti...
Purtroppo se mi guardo bene intorno non mi sembra che queste nostre potenzialità vengano sfruttate.

Non esoneriamoci dalle nostre responsabilità. Siamo costretti e costringiamo gli altri ad accettare situazioni estreme, non per il piacere del brivido, ma per l'intima esigenza di lavorare, il nostro chiudere un'occhio sui nostri diritti espone decine di nostri colleghi alle angherie e all'impossibilità di avere una solida base per le trattative. Il clima di incertezza a cui siamo sottoposti, ci porta a considerare il datore di lavoro come un angelo, come un salvatore, ad invogliarci a far il più del richiesto, a sacrificare la nostra salute fisica e mentale alle sue esigenze. In questa maniera, alziamo lo standard delle prestazioni senza pretendere assolutamente nulla in cambio, svalutiamo e svendiamo l'unica moneta di cui siamo intimamente proprietari, la nostra forza lavoro.

Paradossalmente, ma solo all'apparenza, la colpa di questa situazione si riversa sull'operaio, sul poveraccio costretto a lavorare quattro ore al giorno in più del previsto, semplicemente per esigenze d'azienda. Le misure di sicurezza nelle fabbriche sono obbligatorie, la prudenza è ancor più obbligatoria, ma soprattutto l'unità è fondamentale. Se non rimaniamo uniti nel condannare qualunque tipo di sfruttamento e di sottomissione della forza lavoro, noi ci tiriamo dietro le responsabilità alla stessa maniera dell'imprenditore.
Le vite dei 4 operai morti, bruciati vivi nell'acciai, pesano su tutti noi:

- Sugli imprenditori per primi, che con la loro avidità con la loro cupidigia senza freni vogliono solamente il meglio per la propria azienda (fatta di capitali), piuttosto che per gli operai in carne ed ossa.

La carne può bruciare, i capitali NO!

- Sui sindacati, che troppe volte dicono di si, siglando accordi sotto banco, dando contentini non sufficienti a garantire a coloro che lavorano la sicurezza e la sopravvivenza.

La carne può bruciare, il movimento sindacale NO!

- Sugli addetti alla sicurezza che avevano il dovere di controllare che tutto fosse in regola, niente era in regola, nulla è in regola, solo le mazzette che ogni giorno si vedono passare quasi alla luce del sole!

La carne può bruciare, i propri interessi NO!

- Sugli operai, sui colleghi, e su di loro per primi purtroppo, che non hanno protestato, non si sono rifiutati di lavorare a condizioni di schiavitù. Che devono questo al non aver la forza di reagire, a non poter più avere la voce in capitolo su nulla, scherniti dagli imprenditori, presi in giro dai sindacalisti, ignorati dagli addetti alla sicurezza, loro sono le vere vittime, quelle che bruceranno ancora per molto tempo! Su di loro pesa la responsabilità di essere i più forti e di non averne la consapevolezza!

LA CARNE PUO' BRUCIARE, E QUESTO LO ABBIAMO APPURATO

 

 

martedì, 04 dicembre 2007

 

La purezza,

condivisa nell'attimo frugale di complice illusione,

avvolge di desiderio l'ignobile essenza dell'animo

colpevole.

Una sensazione così intensa, che trova il limite all'azione, soltanto nella terrificante sensualità, cui soggiace.

Ora, avvolto in un fremito d'ali,
cui l'onirica dimensione non potrà che cedere,
soavemente,
al lascivo abbandono

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lunedì, 03 dicembre 2007

Ci sono giorni in cui sarebbe preferibile restarsene a letto, a dormire e non pensare. Siamo sommersi da una frenesia che contagia ogni specie di rapporto umano, la nostra vita oramai è segnata da ritmi insostenibili per l'uomo normale. L'innovazione tecnologica e il progresso ci hanno portato una continua spinta al miglioramento, ad una continua corsa all'autoaccertamento della nostra posizione nel mondo. Tuttavia il più delle volte tale autoaccertamento viene condotto tramite esperienze al di fuori della nostra sfera interiore, per questo sempre più persone sono spinte dall'odio verso la loro normalità, a gettarsi a capofitto in imprese al limite della pazzia, lo sport oramai non può più rappresentare una semplice passione, un semplice metodo di rilassamento e di distrazione. Le esagerazioni quotidiane a cui siamo sottoposti ci portano in una spirale, a mio parere negativa, di automiglioramento che però in moltissimi casi rasenta l'autodistruzione personale. Assuefatti al cambiamento quotidiano, assuefatti a dipendenze sempre nuove e sempre più inutili nella loro frivolezza, camminiamo lungo un sentiero fatto di illusioni e luci, come gli indiani in america qualche centinaio di anni fa furono ingannati dalla bellezza dei manufatti in vetro e dal potere disinibitorio dell'alcool ora noi subiamo lo stesso processo.

Questo nostro esser pronti ad ogni evenienza, questo circondarci di propaggini elettroniche, di materiali ultratecnologici, persino nelle attività in cui potremmo tranquillamente farne a meno; ci porta a mio parere, ad una perdita di contenuto, ad una perdita del significato della nostra stessa esistenza. Il continuo correre, la mobilità, l'affannarsi per stare al passo con i tempi non ci da il tempo, e soprattutto ci toglie la volontà di riflettere su quello che effettivamente dovrebbero essere le nostre priorità.

Il pensiero, la riflessione, l'Otium costruttivo che ha caratterizzato l'evoluzione spirituale dei nostri antenati, non è più contemplato nella cerchia dei nostri spazi... A questo punto, Storditi ed inebetiti da miriadi di sensazioni illusorie, ci troviamo in una contemplazione onirica del vuoto Nulla che sta crescendo dentro di noi.

Come eroinomani incapaci di vivere, se non per la prossima dose di appagamento.

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