giovedì, 21 giugno 2007






L'amara realtà della vita ci coglie impreparati in ogni istante, c'è chi scatta e vince la sfida del fato e chi invece rimane impantanato nelle sabbie scure dell'impotenza, l'unica cosa che possiamo fare è sperare che la morte ci colga in fretta ed inaspettata.

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Quanta ipocrisia circonda le nostre vite, quanta indifferenza. L'inganno della vita si mostra per quello che è, la vita come una palestra, come la savana, se non si è abbastanza forti da sopravvivere e da restare al passo, si viene abbandonati, lasciatì miserevolmente al nostro destino, alla nostra coscienza

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Il rimorso è la peggiore di qualsiasi emozione, corrodendo dall'interno le nostre anime distrugge ogni speranza, che poi si risolve anch'essa in una piacevole utopia, un'illusione astratta che non ha alcun legame con ciò che ci circonda, un'illusione che rende ancora più difficile il compimento del passo fatidico verso la pace, verso l'oblio della fine di tutto... verso la morte

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La notte scende scura attraverso le ultime flebili luci dell'anima, ricacciando nel buio gli ultimi disperati tentativi di reagire, avvolgendo con la sua quiete l'oramai corrotta sostanza che caratterizza la nostra esistenza, niente più clangori inutili, niente più preoccupazioni o pianti, solo quiete e tranquillità accompagna il suicida nella sua scelta ultima.

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Cuori solitari piangono su note immortali, cercando in queste nuove strade, nuove ragioni, consapevoli della loro dolce illusione e tuttavia certi di non sbagliare, certi che niente potrà essere peggiore di ciò che gli è stato donato alla nascita...
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lunedì, 18 giugno 2007




Sereno, in vita, triste come sempre, ma pur sempre in ballo, sono qui. Krono non è stato clemente con me, non mi ha offerto la possibilità di fermarmi, di raccogliere le idee e continuare a scrivere in questo spazio. Per questo, il primo articolo dopo tutto questo tempo sarà una sorta di declamazione della Pigrizia.

L'Otium romano, l'impegnativo e faticoso far nulla  a cui non siamo più abituati, la mancanza di qualche pausa danneggia, distrugge senza speranza alcuna, l'intelligenza umana. Non possiamo infatti pretendere di poter brillare e accogliere le sensazioni e gli avvenimenti esterni con la facilità tipica dell'uomo intellettuale, se non ci fermiamo un attimo a riflettere. Circa un secolo fa fu scritto da un autore di cui non ricordo il nome, un piccolo libello, una sessantina di pagine, niente di più intitolato "Il Diritto alla Pigrizia". Oggi tendiamo a premiare con riconoscimenti anche verbali, quelle persone che non fanno altro che lavorare, che non si fermano mai a contemplare i loro pensieri, non credo che questa sia una buona scelta, l'ignoranza che ne deriva è sconvolgente. Il lavoro dovrebbe essere sempre un mezzo, non un fine, e come tale aiutare alla vita non distruggere quel po' di tempo che ci rimane. La pigrizia, intesa come il fermarsi ed il riflettere, senza paura e senza colpe su se stessi, in mancanza di questo spazio, ci costruiamo nuovi modi per impiegare il tempo, la corsa non può fermarsi, con un andamento sincopato andiamo avanti affannandoci per non rimanere indietro, cercando di tenere il passo con programmi ed organizzazioni mentali schiaviste. Molte persone non si fermano nemmeno dieci minuti in una giornata, corrono di problema in problema, con un cervello sovraccarico di soluzioni arrancate, di imprevisti insolubili a cui dobbiamo la nostra improvvisazione. Soccombiamo sommersi da tonnellate di relazioni occasionali, sguardi, tocchi, odori usa e getta, siamo preoccupati di giudicare dalle apparenze perchè non possiamo assolutamente fermarci ed approfondire.
Pigrizia non significa quindi non aver voglia di fare, pigrizia significa imparare a superare la superficialità che ci circonda.

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