
La notte si stende buia, nel mattino albeggiante delle notturne creature, l’aria fuori è colma di piccole e rotonde gocce di bruma, sul cielo: scure nubi impediscono a occhi indiscreti, di spiare le piccole lucciole del firmamento.
Il pungente gelo attanaglia le strade, consunte da milioni di tonnellate che, gommeggiando calpestano quotidianamente il loro ruvido corpo.
Brulicano, le strade, di odori e fastidiosi, quanto mai volgari schiamazzi urtano i sensi dell’ambiente, che avvampa crepuscolare, di una manifesta ira che, sempre più scura intorbidisce, col nero manto della vendetta, l’arroganza dell’uomo.
Avanzando, lentamente il clamore scema nell’aria, lasciando il posto ad un tetro torpore, che palpabile avanza in un silenzio irreale.
Pochi azzardano parole, questi rispettosi sussulti vengono tollerati, dall’oramai quieta notte, adagiata nella fredda, giovane giungla di pietra e di metallo.
Abbaglianti nubi sovrastano l’artificiale sepolcro, imponendosi con forza, nel regno della lattea luce. La pacatezza dei luoghi tranquillizza l’oscura donna, che pian piano lascia cadere la furia incontrollata, per dedicarsi alle sue creature, che, con insistente ansia premono per essere liberate, i loro corpi tremanti si tendono al pari delle corde di mille viole, obbedienti, attendono l’attimo in cui i bianchi occhi della loro signora, volgeranno il loro pallido sorriso, in direzione delle loro teste.
Un’amata progenie, risorge, dalle ceneri di un quotidiano letargo, dilettando in un concerto di voci indecifrabili, i commossi sensi di una madre apprensiva, a cui non resta che assistere inevitabilmente al macabro spettacolo, dell’orrendo massacro, dell’indifesa stirpe.







